L'ANTEFATTO "Perché non lo fate insieme?"; con queste parole, pronunciate da Fox in una afosa mattina di agosto, è cominciata la mia avventura nella GUE. Andrea Gasparato, già compagno di immersioni del Black Frog Team, con la sua famiglia e i suoi amici Giorgia e Andrea, era sceso nel Salento da Verona per le vacanze estive e per esplorare nuovi fondali.
Quella mattina di fine agosto io, Octopus, Fox e il gruppo degli H-divers eravamo andati a Torre Vado per un'immersione sul relitto del Tevfik Captain 1 e, mentre eravamo sul gommone che ci portava sul punto di immersione, abbiamo cominciato a scherzare sulla possibilità per me e Giorgia di fare il corso Fundamentals a Settembre sul Lago di Garda con Francesco Forieri. Era un corso che io dicevo di voler fare da quando gli altri membri del BFT lo avevano fatto e l'attrezzatura la usavo ormai da tempo, ma non mi ero mai messa seriamente a pensarci né a prepararmi. L'idea di fare il corso mi piaceva, soprattutto con un'altra donna, ma pensare di partire all'avventura da sola e di farlo dopo appena 15 giorni mi metteva ansia! Dopo quella mattina una serie di telefonate con Andrea mi convincono; prenoto il biglietto aereo, mi applico alla classe sul sito GUE e compilo tutti i moduli per l'iscrizione. Ormai è fatta...non si torna indietro!
LA PARTENZA Il 13 Settembre si parte in aereo, ma non prima di aver impacchettato l'attrezzatura e averla spedita dritta al nord. Pochi giorni passati a Verona per cose personali, ma la testa sempre lì, a quel corso tanto atteso ma, considerando i vari racconti, anche tanto temuto. La notte prima è un tormento...letto nuovo, testa che è già in acqua e una leggera adrenalina che mi fa sentire come un bimbo che deve partire in gita scolastica. Eppure il giorno dopo mi sveglio stranamente calma e rilassata. Non avverto più tutto il carico di tensione dell'attesa; mi sento pronta. Entusiasmo a mille e voglia di imparare esagerata, questo ho "messo in borsa" la mattina del 15 Settembre 2011.
IL PRIMO GIORNO Appuntamento con Andrea al casello di Verona Nord alle 7:45. Dopo i saluti, salgo sulla sua macchina e ci dirigiamo verso il Lago di Garda, località Torri del Benaco. Il tragitto lo passiamo a scherzare e a parlare del corso e del resto dei miei compagni del Team che erano rimasti a casa. Arrivati al diving troviamo le auto di Giorgia e del "Frà", ovvero di Francesco, parcheggiate, ma di loro neanche l'ombra. Il tempo di scaricare il fuoristrada da tutta l'attrezzatura ed eccoli arrivare sorridenti e pimpanti, di ritorno dal bar, con in mano un sacchettino di cornetti; l'ideale per chi come noi aveva fatto colazione presto. Il tempo dei saluti con Giorgia e con Francesco, che avevo già conosciuto a Palinuro e avevo poi rivisto durante il Workshop Cave del BFT, e via, si parte a tutta birra col corso. Io e Giorgia ci mettiamo al sole, su una panchina in riva al lago dove Andrea comincia con la presentazione del corso. Ottimo inizio, direi, in un posto suggestivo e rilassante, soprattutto per chi come me non è abituata alla tranquillità del lago. Dopo l'introduzione e una piccola anticipazione di come sarebbero state quelle quattro intense giornate insieme, ci spostiamo in aula e Andrea inizia a farci vedere i video degli esercizi che di lì a poco avremmo fatto in acqua. Alle 12:30 facciamo pausa pranzo. Il tempo di mandare giù la pizza e io e Giorgia siamo già con i 12+12 in spalla, pronti per entrare finalmente in acqua. Viene stabilito che io sono il leader e che farò per prima gli esercizi. Gue Edge in superficie e poi tutti e quattro giù con la testa sott'acqua. L'impatto con il lago non è dei migliori: acqua verde, scarsissima visibilità, limo sul fondo, leggera corrente, alghe, niente pesci e niente scogli. Insomma eravamo nel nulla e della piattaforma posta a 7 mt., dove dovevamo fare gli esercizi, neanche l'ombra. L'unica nota positiva era l'acqua a 24°. Vedo Francesco che punta in una direzione; lo seguiamo e arriviamo sulla piattaforma. Andrea ci mostra cosa fare e cominciamo con la prima sessione di esercizi sotto gli occhi attenti di Francesco. Pinneggiamo avanti e indietro a pochi centimetri dalla piattaforma piena di limo, ma appena comincio a fare la rana all'indietro, a causa delle pinne troppo strette che avevo in dotazione, inizio a sentire dei crampi fortissimi ai piedi. Allora Francesco mi toglie pinne e scarpette e comincia a massaggiarmi i piedi per farmi passare la contrattura. Appena mi sento meglio inizio a reclamare le mie scarpe perché volevo a tutti i costi continuare e concludere i miei esercizi, ma il Frà continua a farmi segno di aspettare e, quando finalmente mi rimetto le scarpette ai piedi, mi dice di provare così. Ritorno, quindi, sulla piattaforma e senza pinne ricomincio col mio esercizio. Il tempo vola. In risalita controllo della pesata e poi de-briefing in acqua. Usciamo fuori, mettiamo i bibo a caricare e raggiungiamo Andrea che ci fa prima vedere e poi provare a secco l'esercizio dei 7 di base che avremmo fatto il giorno dopo. La sera è ormai calata, ma la nostra giornata non è ancora finita. Ci mettiamo, infatti, in auto per andare in piscina per le prove di nuoto e apnea e restiamo in acqua fino a sera tardi, usando le ultime energie residue. Alla fine, stanchi, ci rimettiamo in macchina per tornare finalmente a casa.
SECONDO GIORNO Di nuovo appuntamento con Andrea alle 7:45, di nuovo arrivo al diving alle 8:15, ma stavolta facciamo tutti e quattro un salto al bar prima di cominciare la giornata. Poco dopo, io e Giorgia siamo sedute per terra con i bibo in spalla, a provare il Valve-drill, riuscendo a eseguire la simulazione bene al primo colpo, sotto gli occhi stupiti e divertiti di Andrea e Francesco. Entriamo in acqua per un'immersione intensa, con blocchi di esercizi impegnativi, per di più con una notevole corrente. Ripetiamo gli esercizi del giorno prima e poi facciamo il Valve-drill. Una sensazione strana quella che si prova togliendosi l'aria da soli per chi, come me, non lo aveva mai fatto prima, ma contemporaneamente una sensazione di controllo assoluto della situazione e completa gestione di se stessi. Dopo 100 minuti di esercizi, risaliamo nel blu per fare le colonne. Usciti, pizza al volo e poi in aula per la lezione sulla gestione dell'immersione e su quella che Andrea chiama "la carogna nera poggiata sulla spalla" che è lo stress. Terminata la teoria, io, Giorgia e Andrea ritorniamo sulla piattaforma e mettiamo su schienalino, fruste e torce per simulare l'esercizio del Safety-drill. Dopo la spiegazione di Andrea, si comincia a leggere il timore sul volto mio e di Giorgia, preoccupate al solo pensiero di dover eseguire tutto l'esercizio correttamente e in assetto perfetto. Finita la lezione, prendiamo le nostre cose e torniamo a casa per il meritato riposo. Si dice in giro che il secondo giorno sia quello più critico, quello in cui tutti si chiedono perché sono andati a fare il corso. Io, invece, quella sera mi metto a letto soddisfatta della giornata, chiedendomi perché non l'ho fatto prima e sperando di riuscire a provare lo stesso entusiasmo anche il giorno dopo. La notte invece non passa tranquilla; fatico a prendere sonno, mi sveglio più volte e, stesa sul letto con gli occhi che fissano il soffitto, penso bene di esercitarmi con i 7 di base e il Safety-drill e comincio, nel buio, ad eseguire in successione tutte le manovre per memorizzarle alla perfezione e arrivare preparata il giorno dopo.
TERZO GIORNO Il terzo giorno al risveglio avverto una strana agitazione. Il pensiero di quello che ci aspettava in acqua non mi faceva partire con il piede giusto; sentivo che non sarebbe stata una buona giornata. Arrivati al diving troviamo il posto un po' affollato. Altri sub si erano aggregati e uno di questi, già brevettato, si unisce a me e Giorgia per fare il terzo di squadra. Prima Andrea ci fa la sua lezione sui palloni e poi ci immergiamo subito per cominciare. Francesco stabilisce che anche oggi sarò il leader e toccherà a me gestire il gruppo, dai controlli pre-immersione, alla discesa, al raggiungimento della piattaforma. Si ripete qualcosa del giorno prima e poi si va avanti col lancio del pallone e il Safety-drill. Prima io e Giorgia, poi entrambe con il terzo di squadra. Al primo tentativo l'esercizio esce così e così, ma al secondo va alla grande: sequenza eseguita bene e assetto perfetto a pochi centimetri dalla piattaforma. Dopo l'ok di Andrea, fine dell'immersione, panino al volo e poi in aula per la lezione in assoluto più tosta: la deco. Il pomeriggio si fa il bis in acqua e si ripetono gli esercizi della mattina ma una non corretta comunicazione tra noi del gruppo fa sì che ci sia in acqua una certa agitazione e una scarsa concentrazione su quello che avremmo dovuto fare. Saliti in macchina per ritornare a casa, comincio a raccontare ad Andrea le sensazioni non proprio positive della giornata perché rispetto al giorno prima le cose non erano andate proprio lisce, ma soprattutto la mia preoccupazione per il giorno dopo. Arrivata a casa trovo Octopus che intanto mi aveva raggiunta a Verona per un supporto morale e giacché per salutare Andrea e Francesco. Dopo aver cenato velocemente, mi metto in terrazza a ripassare tutti gli appunti delle lezioni in vista dell'esame scritto del giorno dopo, ma la stanchezza, l'agitazione e il pensiero che purtroppo il giorno dopo sarebbe finito tutto, non mi aiutano a trovare la concentrazione.
QUARTO GIORNO La mattina dell'ultimo giorno mi sveglio con la classica ansia da esame. Octopus e io prendiamo la macchina e ci dirigiamo verso il lago. Arrivati al diving dopo i saluti di rito, ci mettiamo subito l'attrezzatura in spalla e tutti quanti scendiamo per fare gli ultimi esercizi del corso.
L'esercizio del Rescue non riesce un granché ad entrambe. Finito l'esercizio ripetiamo qualcos'altro e usciamo. Il tempo di un panino al bar e poi arriva il momento della verifica con l'esame scritto. Scaduto il tempo a disposizione, ci rimettiamo l'attrezzatura in spalla ed entriamo in acqua per l'ultima immersione di riepilogo. Entro concentrata e determinata a eseguire il Rescue bene, ed infatti l'esercizio esce come dovrebbe. Eseguiamo per l'ultima volta gli esercizi sulla piattaforma e poi scendiamo a 18 mt. per rifare il Valve-drill e per fare un po' di navigazione con la bussola, applicando le indicazioni di Francesco sulla comunicazione in acqua e sulla gestione della squadra. Il freddo e la stanchezza ora si fanno sentire. Usciti dall'acqua mettiamo ad asciugare l'attrezzatura e ritorniamo in aula per il responso finale. Francesco, che fino a quel momento non si era ancora espresso apertamente sul nostro operato e sul nostro modo di andare in acqua, inizia a dare i suoi giudizi e i suoi voti e chiede di fare lo stesso a me e a Giorgia. Pochi minuti passati in quell'aula, gli ultimi di questo corso così intenso e così pregno di insegnamenti. Nell'animo la contentezza per aver portato a casa il risultato, ma anche tanta tristezza, come il mio primo corso sub, perché (apparentemente) era tutto finito.
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